13.2.09

NIENTE PIU' SCUSE

Mark Hughes ha impiegato il suo tempo in un duplice compitino da quando si è insediato al City of Manchester Stadium: da un lato criticare la squadra e la concezione di calcio ereditata da Sven Goran Eriksson - bollata come debole e semplicemente inadeguata rispetto alle esigenze della Premier League - e dall'altro presentare una squadra con un rendimento ben peggiore ed un'identità tattica ai limiti del demenziale. Penso sempre non sia semplice arrivare a trasformare un club mediocre come il City in un club di alto livello ma sono convinto che MH non abbia scelto il modo giusto per farlo, almeno fino ad ora. Sicuramente al suo arrivo ha trovato una rosa composta da calciatori di tutti i generi, difficile da amalgamare: alcuni erano stati acquistati da Stuart Pearce, altri da SGE, altri ancora provenivano direttamente dalla Academy e solo tre erano arrivati per mano sua e cioé SWP, Zabaleta e Kompany, non potendo ascrivere l'arrivo di Robinho ad una logica calcistica dipendente dai voleri del tecnico. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il City veleggia mestamente a metà classifica dopo essere anche rimasto impelagato nei bassifondi, è stato fatto brutalmente fuori dalle coppe nazionali da due club di lega inferiore, è in corsa in Uefa dopo aver scampato il pericolo danese la scorsa estate, gioca malissimo, è schierato peggio, non migliora la continuità né il livello di gioco nonostante i mesi di teorico allenamento e ha continuato a schierare giocatori francamente impresentabili a questi livelli: Dunne (ovviamente su tutti) ma anche Vassell, Ball, Garrido, Benjani, Gelson, etc. Tutto questo è negabile?
Gli arabi hanno incredibilmente tenuto in panchina il gallese, concedendogil pure il lusso di rinforzare la rosa spendendo un sacco di soldi e sono arrivati a gennaio quattro giocatori, tutti fortissimamente voluti da Hughes: Wayne Bridge, Nigel de Jong, Craig Bellamy e Shay Given. Se si eccettua l'affare Kakà, l'unico vero e proprio "fallimento" di mercato è stato il mancato arrivo di Roque Santa Cruza dal Blackburn o comunque di una punta centrale. Mi è parso giusto resistere alle esose voglie di Big Sam e non cedere alle richieste di £25 milioni, troppi per un buon attaccante ma nulla più. E' vero, resta il vuoto tatticamente (a parte l'acerbo Felipe Caicedo) non ne abbiamo di attaccanti di peso) ma non potevamo spendere tutti quei dindi per RSC, neanche noi! Ora gli uomini di MH nella rosa sono numericamente e quantitativamente preponderanti: il loro tratto comune non è tanto quello di essere stati acquistati direttamente dal manager quanto quello di avere caratteristiche tecnico-tattiche comuni che, opportunamente miscelate, possono essere complementari per alzare il livello della squadra. Questi calciatori hanno un'età compresa tra i 22 ed i 29 anni (Given a parte ma è un portiere), una discreta esperienza internazionale con almeno 25 presenze nelle rispettive selezioni (tranne Zabaleta, 8) e con stagioni di Champions alle spalle (sempre tranne Pablito che però ha giocato in Coppa Uefa) ed in particolare sono tutti piuttosto veloci/forti fisicamente e competitivi atleticamente. Certo che queste sono caratteristiche apprezzate da tutti i manager ma a ben guardare ognuno degli allenatori cerca qualcosa in particolare sul mercato: SGE cercva giocatori di talento ed esperienza all'estero, Wenger cerca normalmente giovanissimi da crescere in particolare in Francia e Spagna, David Moyes è solito setacciare la Football League e dunque le serie inferiori, Keegan voleva - ahinoi - solo le vecchie glorie o quasi, etc. Sono generalizzazioni ma nemmeno tanto. Ora a Carrington ci sono sette giocatori in particolare che possiamo definire "uomini di Hughes": Given, Kompany, Bridge, Zabaleta, SWP, de Jong e Bellamy. Aggiungo Ireland: è vero che sta maturando come età ma è pure vero che non aveva mai giocto così bene con questa continuità e che MH si è impuntato la scorsa estate bloccandone la cessione al Sunderland quando quel genio di Cook lo aveva già piazzato sul treno per il nord. Oggi Stephen è il fulcro della squadra ed è uno dei pochi a garantire sempre impegno, grinta, determinazione e grande qualità.
A questo punto, sebbene la stagione sia compromessa, c'è modo e modo di terminare. Possiamo vivacchiare, ottenendo una vittoria ogni 3 o 4 gare, un paio di pareggi per fermare l'emorragia fuori casa, cambiare continuamente modulo e giocatori impiegati e rinunciare definitivamente a fornire una migliore versione di noi stessi. Oppure possiamo sensibilmente migliorare le nostre performance, crescere di partita in partita, aumentare l'intesa e la qualità di gioco, smettere di perdere in trasferta e magari cominciare a vincere qualche volta, renderci onore in Uefa ed avvicinarci il più possibile al sesto posto dal quale distiamo 9 punti (Everton, 40) con un match da recuperare (domani a Portsmouth contro una squadra nel caos che ha già cambiato due volte il tecnico in questa stagione).
MH ha plasmato la rosa e soprattutto il gruppo dei probabili titolare come mai finora. Ovvio, ci sono ancora giocatori non scelti da lui (ma Elano è proprio irrecuperabile???!?) ma credo che quei sette e Robinho giocheranno la maggior parte delle gare di qui alla fine.
Avremo qualche gioia da questa tribolatissima stagione?

1 commento:

Kuspide ha detto...

Capisco che un tecnico debba avere la possibilità di scegliere i propri uomini, ma quanti sono quelli che davvero scelgono TUTTI i giocatori di una rosa? E' ovvio che c'è qualcuno che abbiamo voluto, qualcuno che proprio non consideriamo valido e nel mezzo la maggiornaza che dovrà dimostrare il proprio valore al tecnico. Qualunque allenatore che si rifugi dietro a discorsi del genere non fa bene il suo lavoro. Detto questo, penso che se va bene continueremo a galleggiare li dove siamo ora fino al termine della stagione, in attesa di ingaggiare un tecnico di livello per la prossima stagione. Speriamo che nel frattempo MH non faccia troppi danni. La coppa uefa? Lasciamo stare, va....