27.1.11

LAVORI FORZATI PER BALOTELLI

Ecco un articolo apparso sulla Gazzetta a proposito del lavoro di recupero di Balotelli negli States...
 
KILLINGTON (Usa), 26 gennaio 2011 - Prima di lasciare l’autostrada per la stretta statale che s’impenna verso le piste da sci, un ultimo cartello indica Manchester a meno di cento chilometri. Una buffa coincidenza e il primo segnale di essere arrivati in un luogo quasi mistico. Killington, sparsa su una montagna del Vermont, dopo un aereo e molte ore di auto, vi accoglie con la scritta: “Like nowhere else”, come in nessun altro posto. Ma in che senso? Le risposte arriveranno solo più tardi.

Freddo cane — In strada non c’è un’anima, alla seggiovia solo uno sparuto drappello di omini Michelin con lo snowboard si avventura sulle piste gelide. Sono tutti in qualche bar, al riparo dal freddo che inchioda il termometro a -20° (ma nella notte scenderà a -30°). Da giovedì Mario Balotelli è rintanato in palestra dentro il Killington Medical Clinic a sudare le sette camicie. È sotto le grinfie di Bill Knowles, il guru della fisioterapia, che si è fatto strada nel mondo rimettendo in sesto una lunga fila di celebrity: sciatori, campioni del football americano, ma anche Tiger Woods. E molti calciatori e rugbisti, come Jonny Wilkinson, famoso in Inghilterra quanto David Beckham, che qui aveva recuperato da un grave infortunio nel gennaio 2009. “L’idea di rimanere da solo e isolato dal resto del mondo ti dà la grande possibilità di pensare profondamente a te stesso”, diceva Wilkinson e forse questa sua frase può aver convinto il Manchester City, che Killington fosse il luogo perfetto per spedirci Super Mario. Come ci spiega Knowles: “Qui siamo in una località remota: in inverno fa un freddo micidiale e spesso nevica. Insomma, dopo i miei allenamenti c’è ben poco da fare, il divertimento per i calciatori scarseggia. Ed è un’ottima cosa, così possono concentrarsi sul lavoro con me e andare a dormire presto la sera. Perché il giorno dopo li attende un’altra razione di training pesante”.

Come nei Marines — Le razioni di allenamento di Knowles le chiamano “Boot Camp”, dure come l’addestramento dei Marines. La sua filosofia è la prevenzione, espressa da una semplice equazione che fa da spot al suo centro: prevenzione uguale miglioramento della prestazione e viceversa. Due o tre sessioni quotidiane, molto differenziate, anche in piscina: faticose, ma senza mai annoiarsi. Cinque ore al giorno, dalle 9 alle 15 con un break per il pranzo. Spiega Knowles: “Mario affronta un programma di due settimane per riabilitare e potenziare il ginocchio e permettergli di sostenere senza più problemi lo sforzo che comporta il calcio ai massimi livelli. Più in dettaglio, dovrà rinforzare notevolmente quadricipite e flessore della gamba per proteggere l’articolazione. Gli esercizi si basano soprattutto sulla stabilità del ginocchio”.

Rientro per il derby? — Previsioni? Balotelli potrebbe tornare in Inghilterra già il 1° o il 2 febbraio, ma sul suo rientro in campo è presto per avere una risposta precisa. Così come non è possibile sapere, se dopo essersi infortunato l’ultima volta il 28 dicembre mettendo a segno la straordinaria tripletta all’Aston Villa, potrà giocare il derby con lo United il 12 febbraio. Anche Knowles non si sbilancia: “In 22 anni di esperienza con la iSport, abbiamo creato tecniche e un ambiente con i quali abbiamo guarito molti dei nostri pazienti. Niente magie, però: solo lavoro e poche distrazioni”. Emerge ancora il concetto di spiritualità, come se Killington fosse una sorta di eremo infilato dentro a un frigorifero: si riparano ginocchia, ma si pensa anche alla testa. Ma Mario dov’è? Cristina Kumka, origini triestine, giornalista del Rutland Herald, il quotidiano del paesino a dieci minuti di auto da qui, suggerisce i posti dove s’infilava Wilkinson: “Vai al Walles, al Lookout o al Grist Mill, vedrai che lo becchi lì. E buona fortuna!”. Ma Mario non c’è. Nei luoghi della perdizione (si fa per dire: ristoranti semideserti con un po’ di musica) di Killington non si è mai fatto vedere e non sanno chi sia. Ian, che fa l’albergatore, quasi si scusa: “Io ho giocato a baseball, calciatori non ne conosco neanche uno”. Altra citazione di Wilkinson: “Sono stato al supermercato senza che nessuno mi rivolgesse mai la parola e sono andato anche al cinema, dopo anni che non lo facevo”.

Ristorante — Ma Balo riuscirà a godere della pace e della solitudine che il suo collega rugbista descrive come uno dei momenti lieti della sua vita? Mario non l’ha visto neppure Luigi Illiano, emigrato da Pompei nel 1962, il cui figlio è proprietario del ristorante Peppino: “No, qui non è venuto. Manco sapevo che fosse in paese”. Aggiunge: “Oh, meno male che non è andato al mio Napoli. Quello è una testa matta, lì non sarebbe durato”. Luigi s’informa: “Mi ha detto la mia amica Sue che è andato a fare massaggi e piscina al Woods, è una spa di lusso. E sicuramente abita lì in quel complesso di appartamenti, come molte celebrity che sono passate per Killington”. Nessuno lo conosce, nessuno parla. Mario è in palestra a fare il marine da Knowles: tanto lavoro, cena, playstation con l’amico Anthony e a letto presto. Killington “like nowhere else”. Chissà se Mario sapeva che avrebbe trascorso due settimane a sudare dentro un frigorifero?

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