12.7.11

L'Uefa, il City e le vecchie parrucche....


Oggi il sito web del Manchester Evening News ha pubblicato, a firma di Stuart Brennan, un bellissimo articolo sulla presunta indagine dell'UEFA sulla nuova denominazione del nostro tempio (Etihad Stadium). Eccolo...

Due club della stessa città. Uno ha un ricco proprietario che promette di immettere centinaia di milioni di sterline nel club e nella comunità. L'altro ha un ricco proprietario che ha sottratto dal club milioni per diminuire il debito contratto per comprarlo. Quindi qual è il club che le vecchie civette dell'UEFA si preparano ad indagare? Esatto! Quello che mette soldi nel gioco. E questa bizzarra crociata dell'UEFA viene condotta in nome del "fair play"!!!
Il contratto record di 400 milioni con la Etihad dovrebbe essere accolto come una coraggiosa visione per il futuro, che comprende in effetti iniziativa nella comunità, progresso dal punto di vista sportivo e riqualificazione di una zona abbandonata di Manchester. Ma anche se fosse un cinico tentativo di immettere soldi per ridurre il gap sui campi del calcio europeo, l'UEFA non dovrebbe sbatterci il muso. 
Club come il Real Madrid ed il Barcelona hanno avuto un ingiusto vantaggio per anni, approfittando pienamente del proprio potere politico. Investigò l'UEFA quando il Real "vendette" il proprio campo di allenamento alla Municipalità di Madrid per una cifra smodata al fine di cancellare il debito?
Pare proprio che l'UEFA riservi il proprio "fair play" per i nuovi ricchi e sembrano questi mezzi per preservare lo status quo, più che altro.

Immaginate due podisti, uno ricco e americano, l'altro un orfano che vive in una baracca nei pressi di una montagna etiope. Il ragazzo americano può permettersi abbigliamento da corsa all'avanguardia, ha accesso ai migliori medici sportivi e può beneficiare di una corretta alimentazione nonché di comodità di ogni genere.
Il ragazzo africano è un mezzo morto di fame, è scalzo e fatica a racimolare il denaro per allenarsi nella squadra di atletica nella città più vicina. Un giorno un ricco benefattore, accorgendosi del suo potenziale, decide di dargli una mano, lo porta in Europa dove può beneficiare del massimo ed in poco tempo diventa competitivo con il ragazzo americano. Se la gara fosse gestita dall'UEFA, l'etiope sarebbe indagato perché non si è guadagnato i soldi da solo. Naturalmente comprarsi il successo non è giusto ma è così da sempre nel calcio, solo che la moderna generazione dei club ha perfezionato questa tecnica.

L'UEFA vuole sostituire un tipo di ingiustizia con un altro. Se davvero vogliono una competizione giusta, introducano il tetto salariale ed un sistema di reclutamento dei giocatori sullo stile degli sport americani. Apparentemente la loro indagine metterà a confronto il contratto con Etihad con altri casi di ridenominazione di stadi e contratti di sponsor tecnici. Ma ciò arriva dopo anni in cui nel football - e non nel resto del mondo degli affari - un asset vale esattamente ciò che uno è disposto a pagare per averlo. Così se il Liverpool decide, oltre ogni ragione, che Andy Carroll vale 35 milioni di sterline, significa che quello è il suo valore. Non risulta che l'UEFA abbia indagato su un trasferimento che ha distorto il mercato, non facendo bene a nessuno. Se veramente l'UEFA volesse smascherare l'ingiustizia nel calcio, dovrebbe dare un'occhiata alla FIFA, alla sua politica dei prezzi, al trattamento riservato ai tifosi e ad un mercato che commercia in giovani speranze provenienti dai paesi del Terzo Mondo.


1 commento:

Blue ha detto...

Bello l'articolo. Grazie per la traduzione!