1.5.12

We're not really here....


di Dario G.

La serata di ieri resterà per sempre nella storia e nella mistica del nostro City. E' un dato di fatto, indipendentemente da come finirà il campionato. Ogni club affonda le proprie radici in quelle che noi siamo abituati a chiamare "imprese", eventi da tramandare alle future generazioni di appassionati e di tifosi che scelgono di amare una squadra piuttosto che un'altra. Ieri guardavo le immagini dei blues sulle tribune e mi è balzata agli occhi la presenza di attempati e lungamente sofferenti tifosi, forgiati a fuoco da mille sofferenze, a fianco di ignari e inconsapevoli bambini, fieri della loro maglietta e del loro squadrone. Nessuno di noi è in grado di sapere se diventeremo campioni d'Inghilterra oppure no. Ormai il calendario, la forza, la tecnica, la tattica, l'abilità del manager non contano più nulla. Non si possono fare pronostici. Avevamo il titolo in pugno qualche mese fa ma poi siamo calati alla distanza, con lo United capace di un filotto incredibile di vittorie. I rags avevano otto punti di vantaggio solo quattro partite fa. Chi avrebbe potuto immaginare che i nostri ragazzi sarebbero stati capaci di rimontare così tanti punti in così poco tempo? Aspettiamo e speriamo, null'altro da fare. Mi sento solo di dire che i tifosi del City, dopo un'era geologica di sofferenze inaudite e di lealtà immutata, meritavano una nottata così emozionante, così bella, così tesa, così piacevolmente nervosa.

Mi sembra un segno biblico il fatto che abbia deciso "il derby dei derby", definita ieri "la seconda partita più importante dell'era moderna", il nostro grandissimo capitano, Vincent Kompany. Dopo l'ingiusta espulsione del terzo turno di FA Cup e, in misura minore l'errore decisivo in Community Shield, l'uomo che incarna al meglio la crescita del club ha piantato in rete un colpo di testa a distanza ravvicinata battendo al minuto 44 il portiere De Gea mandando in estasi la gente con il colore blue nelle vene. Uno stacco stupendo, seppur in solitudine. La partita era stata equilibrata fino al minuto 30, con il City in leggera pressione. Nell'ultimo quarto d'ora della prima frazione, abbiamo preso il controllo della partita, alzando la linea del pressing, avanzando Zabaleta e Clichy a supportare il centrocampo e togliendo di fatto lo spazio vitale allo United. Onestamente, il goal è arrivato da palla inattiva ma è stato il giusto premio per la migliore squadra in campo ieri sera. Anche il timing è stato perfetto perché ci ha mandato al riposo in vantaggio, con il morale alle stelle. Non avevamo sofferto praticamente nulla fino a lì. Lescott e Kompany stesso avevano presidiato comodamente la linea centrale (a parte qualche disimpegno frettoloso), i due esterni di difesa avevano dominato le loro fasce di competenza, arando e soverchiando i loro diretti avversari in collaborazione rispettivamente con Nasri sulla destra e Silva sulla sinistra. Splendido anche Yaya, pieno di energia, forza fisica, leadership. Tévez ed Aguero non hanno avuto tante occasioni da rete ma il dominio è stato chiaro e netto. La squadra ha dimostrato ieri maturità e personalità degne del titolo, dominando e vincendo una partita determinante, decisiva. Era parsa chiara la difficoltà a gestire i momenti di tensione nelle ultime settimane ma ieri, a fronte di un match da "dentro o fuori" i ragazzi hanno mostrato di esserci.



Mancini ha detto che avremmo dovuto chiudere nella ripresa e ha ragione. Sì, avremmo dovuto. Abbiamo avuto occasioni, magari lasciando più spazio inevitabilmente agli avversari, ma alla fine abbiamo sofferto troppo, almeno noi tifosi. L'atmosfera negli ultimi 30 minuti è diventata elettrica. Mancini e Mastrociliegia hanno litigato davanti al quarto uomo, i giocatori hanno cominciato a protestare ad ogni fallo fischiato, i tifosi hanno amplificato tutto con la loro partecipazione. Lo United non è riuscito a tirare in porta una volta in tutta la partita. Dopo quasi sei minuti di recupero, la gente blue si è liberata in un ruggito enorme, figlio della tensione meravigliosa che solo una partita di questa importanza può regalare. 



Siamo primi, adesso, a due match dalla fine. Abbiamo otto reti di vantaggio. Siamo a 180 minuti dal terzo titolo della nostra storia. Domenica saliamo a Newcastle per una partita decisiva e poi riceviamo il QPR allenato da Mark Hughes e pieno di ex citizen. Il trionfo dell'ultimo titolo lo ottenemmo proprio a Newcastle e devo dire che anche questo è un regalo particolare del calendario. Come dice la foto qui sopra, la squadra ha ora una forza morale interiore, d'insieme ed una voglia matta di spingere il cuore oltre questo enorme ostacolo, quello di riportare il titolo a casa dopo secoli. La trasferta è difficilissima, evidentemente. Non aggiungo altro. Ho scritto più volte, partecipando al dibattito "Mancini sì, Mancini no", che temevo che la squadra si sciogliesse, buttando via il lavoro di quasi una stagione, finendo a mille punti di distanza dalla vetta. Così non sarà. Comunque vada, grazie ragazzi.


1 commento:

Cioccio ha detto...

Hai Ragione Dario. Questa è una partita che entrerà nella storia. E' stata una partita diversa rispetto al derby di andata, ma forse ancora più importante, perché questo scottava davvero! Vedere 0 nel numero dei tiri in porta dello United in un match decisivo fa impressione.