20.7.13

Bert Trautmann OBE (1923-2013)


di setteblu

Pochi giorni dopo George Smith, ci ha lasciati anche uno dei giocatori più amati e particolari di sempre: è morto ieri il leggendario Bert Trautmann, portierone del City degli anni 50. La storia di Bert è veramente particolare e merita di essere raccontata.

Quando Frank Swift si ritirò dal calcio nel 1949 dopo 16 anni a difendere la nostra porta (morendo poi come inviato nella strage di Monaco nel 1958), nessuno poteva immaginare che qualcuno potesse sostituirlo in campo e nel cuore dei tifosi. Che il suo erede sarebbe diventato addirittura più grande di lui era semplicemente impensabile, soprattutto se pensiamo al suo curriculum in quel momento: paramilitare dell'Aviazione hitleriana, prigioniero di guerra dopo la fine della WWII, portiere di una squadra dilettantistica in una cittadina - St. Helens - più famosa per il rugby a 13 che per il calcio. Ebbene, Bert Trautmann giocò 545 per il City, vincendo una FA Cup nel 1956 contro il Birmingham City a Wembley giocando gli ultimi 20 minuti circa con il collo rotto.

Bernhard Carl Trautmann nacque a Brema il 22/10/1923 e partì come volontario paramilitare a soli 17 anni. Dopo mille peripezie durante la guerra ("crescere nella gioventù hitleriana ti annullava completamente....c'erano i nemici da combattere e quando li facevi prigionieri e li sentivi piangere per la propria madre o il proprio padre ti rendevi conto che il nemico era un essere umano vero"), venne catturato dalle forze inglesi e deportato in un campo prigionieri nel Lancashire. Dopo la fine della guerra decise di restare in Inghilterra declinando la possibilità di tornare in Germania.

Quando il City lo acquistò nel 1949 dopo averlo visto in un'amichevole, 40.000 persone protestarono fuori Maine Road chiedendo di fermare il trasferimento. Gli abbonati minacciarono di boicottare la squadra e di non rinnovare la tessera mentre centinaia di persone spedirono lettere di protesta al club chiedendo di bloccare l'acquisto. Il rabbino di Manchester, Dr. Altmann, chiese a tutti di dare una chance al portiere. "Grazie ad Altmann, dopo un mese tutto si sistemò. Io andai alla comunità ebrea cercando di spiegare il mio punto di vista. Cercai di spiegare le condizioni in cui si viveva in Germania a quei tempi. Chiesi a quella gente come si sarebbe comportata se fosse stata in quelle condizioni, sotto quel genere di dittatura".

Trautmann diventò popolarissimo in Inghilterra, il suo modo di fare entrò nel cuore degli inglesi che si resero conto di che genere di persona si trattasse. Bert era solito essere acclamato anche dai tifosi avversari quando il City giocava in trasferta. Nel 1956 il City tornò a Wembley a giocarsi una finale dopo aver persa quella contro il Newcastle l'anno prima. Ad un quarto d'ora abbondante dalla fine, con il City in vantaggio per 2-1, si verificò uno scontro in area del City apparentemente normale: Peter Murphy si lanciò verso un pallone nell'area piccola e Trautmann si buttò a proteggere i pali con il consueto coraggio. Il ginocchio di Murphy entrò in contatto con il collo di Trautmann. Dopo i soccorsi in campo, i medici si resero conto che il City sarebbe rimasto in 10 visto che allora non erano ammesse le sostituzioni e che Bert non era più nelle condizioni di proseguire. Il portiere tedesco decise di rimanere in campo nonostante il dolore incredibile, aiutando i suoi compagni ad alzare il trofeo con un paio di parate quasi miracolose date le condizioni. Pochi giorni dopo, i risultati degli esami clinici: il collo era rotto.
"L'ho raccontata milioni di volte questa storia, tutti me la chiedono sempre. Fui molto fortunato: potevo morire o restare paralizzato".

Trautmann vinse il premio di Giocatore dell'Anno  votato dai giornalisti e fu la prima volta per un giocatore straniero. Tornò a giocare l'anno dopo e continuò col City fino al 1963, anno della retrocessione in Second Division, ritirandosi nel 1964. Bert non giocò mai per la nazionale tedesca perchè l'allora Commissario Tecnico Sepp Herberger scelse di non chiamare giocatori dall'estero. Al suo Testimonial Game e cioè la sua partita di addio, più di 60.000 spettatori arrivarono allo stadio...non male per un giocatore decisamente indesiderato all'inizio della sua avventura in blue. Bobby Charlton, in quell'occasione, lo definì uno dei più grandi portieri di sempre. Nel 2004 venne nominato Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico per il suo lavoro come Presidente di una Fondazione per i rapporti anglo-tedeschi.

Nella visita a Manchester del nostro club, io e Matteo chiedemmo alla guida del Tour allo stadio se avesse notizie di Bert: "sta bene,è molto abbronzato perché vive in Spagna e lì il tempo è decisamente più bello che qui a Manchester". Purtroppo le cose devono essere peggiorate negli ultimi tempi. Chiunque abbia mai letto un libro sulla storia del City si è certamente innamorato della particolare vicenda di quest'uomo, capace di vincere i pregiudizi inevitabili dell'inizio ed entrare nella storia di questo meraviglioso club.

La tifoseria lo ha amato davvero. Ne è testimonianza una meravigliosa battuta apparsa su un nostro forum da parte di un tifoso. "Bert Trautmann uno dei migliori di sempre? Non mi pare proprio. 545 partite e zero goal".  

Ciao Bert, Idolo e Mito intramontabile.


1 commento:

Noodles ha detto...

Addio,leggendario Bert. Autentico libro di storia. E' da te, che dovrebbe partire ogni tifoso del City degno di questo nome. Questo bel ricordo di Dario, potrà senz'altro servire a chi è un pò in dietro con gli studi.